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| 9 Ottobre 2007. PANNELLI URBANI I
PannelliUrbani fanno parte di
un progetto più ampio, che nasce dall’esigenza di provocare
una re-azione nell’altro. Provocare un gesto che sia la dimostrazione
di una presa di posizione, di una scelta. GONGOLO Io
lavoro. Sempre. Sono aperta ventiquattro ore al giorno, come un affarista
dei più efficienti, ma senza farmi scalfire l’umore dalle
variazioni di profitto. Una vetrina mi percorre tutta. In essa espongo
ogni giorno merce diversa, che parte, o ritorna a me. Merce che va di
fretta, che scivola e inciampa, che indossa elegantissimi completi per
tappare l’olezzo di sudore, che impreca per il ritardo o per l’attesa.
Merce continuamente in moto. Del suo odore intenso io mi impregno tutta,
e gli restituisco, in cambio, aloni muffoidali, che spuntano come funghi
sul mio corpo massiccio. Dalle mie gambe spalancate si propagano rami
di binari divergenti, che portano la merce dentro e fuori di me. Molta
è roba di scarsa qualità, e perciò, mi si perdoni,
non me ne rammendo la fattura. Altra è merce preziosa, che una
volta lontana mi elogia, paragonandomi alle mie sorelle straniere, e ricordando
loro il ruolo di prim’ordine che mi fu affidato. Tra i diversi carghi
che per me passano, però, ce n’è uno cui va in assoluto
la mia preferenza. Ed è quello degli addii. Gli addii occupano
la sfera più intima della mia memoria. Se non ho mai abbandonato
il mio lavoro per anni, nemmeno nei momenti di maggior pericolo, o negligenza,
lo devo a loro. In fondo credo di aver scelto questo impiego, solamente
per gli addii. Ogni volta che ne vedo uno, non mi tengo. Mi si apre come
una crepa, su tutto un fianco. Le mie scale un po’ barcollano, le
colonne vacillano e le mie arcate si piegano su loro stesse, come in un
raccoglimento, come a godere di quell’addio fino allo scomparire
definitivo del treno in lontananza. Tra le tante merci che per me sono
passate ce n’è qualcuna la cui fisionomia, chissà
per quale arcana spiegazione, mi si è stagliata dentro, affondando
tra le mie mura come farebbe un chiodo. Sono Gongolo, nano metropolitano, mi affaccio su piazza Duca d’Aosta e Fratelli di Savoia. |