La cassetta delle lettere

Quando custodivo i tuoi segreti ero la tua diva.
Mi onoravi sussurrando le tue volontà, come un rito, che ti uccide a interromperlo.
Ti vedevo arrivare.
Eri le tue scarpe. Grosse. Consumate. Anche d’estate le tenevi, allacciate strette con quel caldo fermo, che la gomma si cuoceva.
Arrivavi e ti chinavi. Frugavi nella tua cartella di plastica gialla.Trovavi la tua lettera e, per imbucarla, finalmente, mi guardavi.
Eri le tue scarpe. Eri forte e grande. Eri il volto che esplodeva nella cerniera del cappotto. Eri il collo ingrossato sopra al colletto. Eri la fronte immensa e il cuore in calma. Eri i capelli radi appiccicati alla pelle. Eri due occhi immobili. Levigati.
Poi, un giorno, non sei arrivato più.
E con te tutti gli altri, che imbucavano le loro lettere nel mio ventre. Che, non ne hanno più, di sogni?
Io voglio continuare, a leggerli. A sbirciare tra quelle carte.
Qualche volta ci trovavo tratti di uomini, dentro.
Nella forma di un accento riconoscevo un naso, nel puntino di una “i” quel neo, nella piega di una pagina l’impaccio di certe mani. Tornate!
Aprirò il mio ventre al vostro passaggio.
Vi lascerò entrare a sbirciare con me.


Sono una cassetta delle lettere, sto in via Ludovico il Moro, sotto al cavalcavia Don Milani.
Mi apro a chi di voi deciderà di usarmi. Accolgo in me le vostre lettere, e vi chiedo di occuparvi di quelle che mi sono state recapitate: prendetele, leggete gli indirizzi, e se le loro mete vi sono note, consegnatele voi stessi al loro destinatario.

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