I Pannelli Urbani costituiscono un progetto d’arte e comunicazione urbana, che cerca forme altre di relazione ed interazione col passante cittadino. Sono storie scritte su pannelli appesi per le vie della città e costringono il lettore a cambiare spazio per sapere come continua la storia.
"Nelle città che non sono più comunità, dove i cittadini compiono ogni giorno gli stessi percorsi", i pannelli segnano una cesura, una sospensione nella quotidianità di chi li incontra. Il taglio che determinano porta il passante a fermarsi, e dunque a vivere quello spazio in modo diverso dal solito. I pannelli raccontano storie in cui a parlare sono oggetti dell'arredo urbano, che prendono vita e narrano secondo il loro punto di vista. Il loro scopo ultimo è l'azione che spingono il lettore a compiere: i pannelli sono affissi in luoghi distanti dall'elemento di cui si narra, oppure sono incompleti, e il narratore, o il seguito, vanno trovati, seguendo le indicazioni che i pannelli gli forniscono.
Siamo abituati a transitare nello spazio urbano senza fermarci ad ascoltarlo, a guardarlo, a viverlo. E’ possibile oggi, nell’era dell’immagine usata come strumento di mediazione commerciale, e quindi invasiva e violenta, usare la realtà che ci circonda, la città, per stravolgerla, svuotarla dal suo senso comune, e riempirla di significati altri, immaginifici, creativi, scelti da noi? L’intento è ridare un senso, assolutamente soggettivo e creativo, alle cose appartenenti allo spazio urbano che tutti i giorni transitiamo, e che entrano e appartengono alla nostra sfera dell’abitudinario senza che ce ne accorgiamo. Ogni cosa che ci circonda è scontato che ci sia. La sua funzione è scontata. Ci riguarda ma non ci ferma, non ci influenza, non ci modifica. A meno che noi non decidiamo di modificarla.
Possiamo guardare un albero e passare oltre, oppure possiamo decidere che quell’albero ha delle cose da dire, o che in realtà non è affatto un albero: allora gli daremo un senso di esserci. In questa ricchezza di possibilità che la metropoli occidentale offre ai suoi utenti, in questa fretta cui li sottopone, diventa difficile sostare. Sostare è un’occasione che è possibile riconoscere soltanto smettendo di essere chiusi. Grazie a quell’occasione, se siamo riusciti a coglierla, tra noi e il mondo esterno si crea una sospensione della quotidianità: quello che abbiamo sempre guardato allo stesso modo, in un momento diventa altro, e ci stupisce. E lo stupore mette in moto un processo creativo, ovvero sviluppa in noi un immaginario diverso rispetto a quello previsto. Ci toglie per un momento dal noto e ci mette in rapporto con l’ignoto. E questa possibilità, di trasformare realtà conosciute in possibilità sconosciute, di vivere gli spazi e i tempi della città e fermarsi a guardarla da punti di vista altri rispetto a quelli usuali, comporta un ribaltamento del rapporto tra la persona e lo spazio urbano, per cui lo spazio stesso smette di essere transitato, e diventa abitato.