Ottobre 2006: PANNELLI URBANI

I PannelliUrbani fanno parte di un progetto più ampio, che nasce dall’esigenza di provocare una re-azione nell’altro. Provocare un gesto che sia la dimostrazione di una presa di posizione, di una scelta.
Il valore del gesto si esaurisce nel suo compiersi. Significa aver preso atto di un aspetto del mondo, e aver deciso di rispondere, senza il supporto di parole, perché il gesto basta a Se stesso.
In questo caso il gesto si identifica con lo spostarsi nello spazio: Vedere un pannello e cambiare spazio per sapere come continua il racconto. Ogni passo per spostarsi è un Gesto, è una Scelta.

ABACO

galleria fotografica

Da ragazzo la sua abilità erano i calcoli. Calcolava i figli nati da uguale madre e diverso padre. Calcolava le botte che avrebbe ricevuto in proporzione al tempo del ritardo. Calcolava la scala d’agonia delle lucertole che torturava. Grazie alla sua abilità fu premiato. Lo fecero contabile di corte, e lo rinchiusero nella torre più alta, alla corte di Carlo Martello. Il suo compito era sempre lo stesso: calcolare. Risolveva conti semplici e meno semplici, ma al ritorno del re dalla battaglia di Poitiers, questi ultimi si intensificarono, tanto che, per risolverli, ricorse ad uno stratagemma: tese fili d’ogni sorta, e li fece correre per la stanza dopo averli inchiodati alle pareti. Sui fili fece scorrere palline di diversi colori e dimensioni, cui attribuì un valore numerico prestabilito. Spostando le palline in qua e in là, egli contava. Della sua morte si accorse un funzionario di corte, che da giorni reclamava la restituzione di importanti risultati da parte del contabile. Lo trovò asfissiato, steso su un cumulo di cartacce e buste, contenenti le spese cui il re Carlo doveva far fronte, per sdebitarsi dalle sue puttane.

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FERMI

Fui bambino. E fui ragazzo. Da bambino inventavo figure di carta, e mio padre le gettava nel camino, per alimentare il fuoco; per questo ciò che brucia non mi spaventa. Da ragazzo inventavo nuovi linguaggi, per raccontare al mondo le mie idee. Ma quando inventai le note mi dissero che esistevano già; quando inventai la stampa, mi dissero che esisteva già; quando inventai un nuovo alfabeto, senza parole, mi dissero che esisteva già. Oggi sono adulto. Ho inventato la bomba atomica. Così posso bruciare tutto il mondo, e inventarlo da capo, senza sentirmi dire che esiste di già.

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