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Sull’onda
della scorsa giornata, questa volta ci impegneremo perché la rima
venga baciata.
Aderimmo di slancio alla campagna sul clima, inventammo azioni praticate
quanto prima.
Ci esaltammo, travestimmo, ne parlammo e riferimmo.
Coinvolgemmo orde di gente, beh non orde ma ugualmente, trafficammo materiale
d’importanza internazionale, trasportate dalla sella di un cavallo
con doppia rotella.
In equilibrio su rotaie e pavè, sfatammo tra l’altro un noto
clichè (che è quello di sbilanciare il mezzo: del complotto
atmosferico è un vezzo).
Di volta in volta i nostri intenti si arricchirono di nuovi accenti.
Laura appesa alle liane filmava, Daria con muscoli d’oro guidava,
e mentre Giada gestiva la produzione, Bianca La Reporter scattava in continuazione.
Però quando l’otto dicembre arrivò, ci barricammo
in casa per un po’.
Il po’ del momento si dilatò, impiegammo le ore davanti all’oblò:
a quella finestra che pare parca, invece sulle onde del mondo si spalanca.
Passammo due mesi a Fare il reale, e ora che era Il giorno, ad impedirci
era il virtuale, che per copiare tutto il materiale, ci impiegò
più del diluvio universale.
Così quando uscimmo prendemmo le pile, era ormai notte e la campagna
era alla fine.
Pagammo quindi salato lo scotto, di un’indisciplina radicata sotto.
Sotto l’intuito e l’improvvisazione non prevedemmo organizzazione.
E per concludere in bellezza, si sappia che di noi stesse fummo la beffa:
dichiariamo qui, ora, e veramente, che andammo in auto, alla giornata
sull’ambiente.
Per
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