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3
Settembre 2008: Festivaletteratura |
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Lago
inferiore
E’
il suo modo di vendicarsi.
La vendetta che rende agli uomini, per averci separati.
Prima le mie acque gli appartenevano, e le sue venivano a riposare lungo
il mio bacino, che e’ piu’ caldo, piu’ accogliente (e
poi devo dire che sul mio fondale crescono certe alghe spesse e ruvide,
che per l’acqua e’ un solletico portentoso da provare!).
Poi gli uomini hanno eretto due barriere, il ponte dal Mulino e il ponte
di San Giorgio, e hanno decretato la nostra separazione, impiantando tra
le mie cosce dei pilastroni in ferro e cemento che non ve li consiglio.
Io me ne sono fatta una ragione, dopo tanti anni, ma lui, bacino permaloso,
e’ dotato di un’eccezionale memoria idrica, e ancora oggi,
si vendica.
Asseconda gli uomini, e quando ne riconosce dentro una linea di tristezza,
li corteggia.
E’ un disgraziato, un farabutto millenario, e a pensarci mi scappa
da ridermi dentro. Perche’ lo conosco. Ha tutta la pazienza del
mondo, non importa quanto impieghera’, sa che il suo prescelto,
prima o poi cedera’.
E’ cosi’ bravo. Ad adularli, a cullarli, a tenerseli addosso.
E quando sono pronti a lasciarsi andare, li invita per l’ultima
volta. Cinge loro i fianchi, la vita, passa alle coste, sale fino allo
scalpo, e poi si chiude, sopra di loro.
E io, da qua, li sento.
Li sento gorgogliare. Sento l’urlo che nessuno da riva puo’
ascoltare, perche’ si tratta di un grido sordo, quando l’acqua
e’ gia’ nei polmoni e di aria non ne passa: la corrente lo
porta, e lo deposita sul fondo.
E loro stessi non vogliono gridare prima, perche’ non e’ il
lago che li sceglie, li riconosce soltanto. Loro, suicidi, lo erano gia’da
prima.
Lui solo li aiuta ad accorgersene, e dopo, e’ il silenzio.
Sono
il lago Inferiore.
Prosegui lungo via Accademia e incontrerai le storie dei miei tre fratelli.
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Lago
di mezzo
Io,
che sto nel mezzo, sono impedito, per beffa, dall’opera dell’uomo,
ad impedire il massacro che i miei due fratelli protraggono proprio nei
suoi confronti.
Chiuso tra due sponde artificiali, io sono costretto ad ascoltarli.
Li conosco bene, quei due. Sono sangue del mio sangue. Gli stessi detriti,
lo stesso fondale palustre, stesse scorie in sospensione ci compongono.
So quello che fanno. Li sento mormorare, talvolta, la sera. Sento la loro
intesa, la loro complicita’. Quando il grande sceglie una vittima
ce lo comunica, appianando lo scorrere delle sue onde, e quando la prende
si sente lo schiocco: l’acqua che si apre, e poi, rapida, si richiude.
E sento la sorella mia, al di qua di me, gioire per il suo compagno lago,
al di la’ di me.
E sento il grido, là sotto, sul fondo. Atroce.
L’altro giorno era quello di un ragazzo. Lo conoscevo. Per anni
mi ha percorso, col suo canotto rosso: mi attraversava per lavorare nei
pressi delle mie sponde, oltre Mantova, sull’altra riva. Scaricava
barili. Poi uno gli fini’ su un piede: resto’ infermo un mese,
e lo licenziarono. E cosi’ dovette cercare un altro impiego. E lo
trovo’.
A Cittadella.
Sono
il lago di mezzo.
Dirigiti verso via Cavour, via Accademia o piazza Erbe e incontrerai le
storie dei miai tre fratelli.
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Lago
superiore
Ragazzo,
ogni notte, sul tuo canotto rosso, attraversi le mie acque perche’
per sopravvivere Mantova non ti basta, e allora salpi presto, al mattino,
e attracchi a Cittadella, per scaricare casse di pesce di lago, roba mia,
figli miei.
Tu che scegli di attraversare le mie acque invece di passare dal ponte,
perche’ quel tratto di mattino, di calma, di luce, ti allieta.
E io, che so leggere la tua lingua ed interpretarla, ti assecondo. Mi
acquieto al tuo passaggio, mi faccio piatto, e lascio che l’alba,
con le sue piaghe d’argento, accarezzi il mio mantello.
Io voglio farti innamorare di me.
Voglio turbarti, voglio attrarti alla mia superficie, voglio spingerti
dentro le mie gambe salmastre.
Vieni ragazzo. Affacciati ancora un poco, un poco ancora. Al resto penso
io. Ti invito. Ti sbilancio. Ti aiuto a scendere. A cadermi dentro.
Poi ti tengo qui con me.
Vi riconosco immediatamente a voialtri. E anche tu sei uno di loro.
Vi si legge in volto, tra le piaghe degli occhi. Si capisce, che sarete
dei suicidi.
Sono
il lago Superiore.
Prosegui lungo via Cavour e incontrerai le storie dei miei tre fratelli.
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Paiolo
Sono
precipitato qua sotto da nemmeno un giorno, e già ho capito che
per convivere con questi altri devo farmi spazio. Scavare.
Siamo in troppi. Siccome non sono nemmeno tanto esigenti (d'altronde hanno
deciso di buttarsi, non ci si può aspettare grande intraprendenza),
si accontentano di giacere stipati uno a ridosso dell’altro, e io,
sinceramente, dopo un giorno, ne ho abbastanza.
Mi hanno spiegato che il lago, dopo averli inghiottiti, li spinge tutti
qui, nella melma. Se io dunque riuscissi a scavare un condotto sotterraneo
potrei crearmi spazio. Mi hanno detto che nei secoli anche altri l’hanno
fatto. Si tratta degli erronei, come me. Di gente che non voleva. Che
non ci pensava affatto, a buttarsi. Che si è sbagliata. Qualcuno
è scivolato, altri si sono sporti troppo, io volevo soltanto dargli
una lustratina, lì dietro, al mio canotto. Mi pareva c’avesse
qualcosa ingrovigliato. E sono caduto.
Ma qua non ci voglio stare. Voglio raggiungere gli altri, quelli come
me.
Mi hanno detto che c’è un posto dove si sono radunati tutti,
perchè a forza di scavare ci si converge, si arriva là,
nel bacino del Paiolo.
Un tempo pare ci fosse acqua anche lì.
Poi, a furia di smuovere il terreno, gli erronei suicidi l’hanno
invaso, l’hanno coperto, e il Paiolo ha smesso di essere un lago.
Ero
il lago di Paiolo.
Sali verso piazza Sordello e incontrerai le storie dei miei tre fratelli.
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Bibliografia
-Per
una storia urbanistica di Mantova, Gruppo Virgilio Vercelloni, Milano,
1970.
-La città e il fiume: appunti per una didattica della storia urbana
di Mantova, Provveditirato agli studi di
Mantova, ANISA, Publi Paolini, Mantova 1983.
-Mantova: decoro e immagine della città, a cura di G. C. Romby;
Firenze, 1986.
-Tre città: Perugia, Milano, Mantova; A. Rossi con testi di B.
Huet e P. Lombardo, Milano, 1984.
-Mantova e il suo territorio, a cura di G. Rumi, G. Mezzanotte, A. Cova,
Milano, 1999.
-Morfologia urbana, Mantova, vol. I, a cura di E Bersani, G. Bogoni, ed.
Unicopli.

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