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CICLO OLTRE IL FORTE
ProvocoAzioni installa i PannelliUrbani intorno alla fortezza da Basso, in contemporanea con la fiera internazionale dell'artigianato che si tiene all'interno della fortezza. Partendo dal tema del nucleare, questo ciclo di racconti parte da un’idea che è poi metafora del reale, quella di un mondo immaginario, dove i vivi hanno subito una mutazione, e ora sono divenuti cose. E noi che transitiamo nella città possiamo fermarci, guardarli, accorgerci di loro, toglierli dall’ambito dell’ordinario e dar loro una dimensione stra-ordinaria. Siamo abituati a transitare nello spazio urbano senza fermarci ad ascoltarlo, a guardarlo, a viverlo. E’ possibile oggi, nell’era dell’immagine usata come strumento di mediazione commerciale, e quindi invasiva e violenta, usare la realtà che ci circonda, la città, per stravolgerla, svuotarla dal suo senso comune, e riempirla di significati altri, immaginifici, creativi, scelti da noi? L’intento è ridare un senso, assolutamente soggettivo e creativo, alle cose appartenenti allo spazio urbano che tutti i giorni transitiamo, e che entrano e appartengono alla nostra sfera dell’abitudinario senza che ce ne accorgiamo. Ogni cosa che ci circonda è scontato che ci sia. La sua funzione è scontata. Ci riguarda ma non ci ferma, non ci influenza, non ci modifica. A meno che noi non decidiamo di modificarla. Possiamo guardare un albero e passare oltre, oppure possiamo decidere che quell’albero ha delle cose da dire, o che in realtà non è affatto un albero: allora gli daremo un senso di esserci. vai al primo racconto______________________________________________________________vai alla mappa
Del ciclo di racconti io son l’introduzione, per credere al seguito serve una precisazione: c’è un fatto, un incidente, una cospirazione, e fu principio d’ordine di una nuova condizione. Se prima si giocava intorno alla fortezza, quel fatto infausto avvenne e immobilizzò la festa. I vecchi dondolavano sulle tre gambe note, i piccoli nascosti fingevan d’esser cose. Poi un’onda aerea e anomala coprì la terra intera, fuligginosa e densa e di colore rosa. Si stese a coricarsi nei pressi di Fortezza, cullando come un canto i sogni d’ogni testa. Così i bambini e i grandi si fecero portare, nel limbo, nella rete di una melodia infernale. Perché sinceramente quel fluido porporino, di raggi nucleari riempiva ogni taschino. E colando sui corpi di ogni grande e piccino, li fissava per sempre in un letargo divino. Siccome ogni cosa poi si adegua al sistema, ora riconoscerli diventa un problema. Li scambiamo per alberi, cestini e lampioni: sono i bambini còlti dalle radiazioni.
vai al racconto n° 2_____________________________________________________________vai alla mappa
RACCONTO n°"Io che son giardiniere di tutto il circondario, vedendo arrivar la nube cercai tra gli attrezzi un rosario. Ma preso dal tremore e poi dallo spavento, frugando nel borsone estrassi senza discernimento. Impugnai la cesoia, la paletta, il vermicida, e tra un bulbo, la pompa e via, pronunciai l’Ave Maria. Ma quando il manto rosa raggiunse il mio cappello, vi si posò e si ruppe in tante piume d’uccello. Così per sempre adesso, immobile qua sotto, divido il mio destino con coloro che meno stimo, infatti mai la sorte seppe esser più perversa che chiudere in una gabbia una cosa e la sua avversa. Ed io che tendevo le articolazioni, minacciando con la scopa quei fetenti piccioni, oggi ne spartisco l’eterna convivenza e ad essi i passanti legano la mia statica presenza.
Se ora prosegui lungo viale Strozzi, troverai sul fondo un giardino rotondo con un bacino che è un acquitrino. Lì sono in tanti a esser stati fissati, l’onda radioattiva li ha immobilizzati. Di coloro che stavano a giocare, questo viaggio serba memoria, facendoli parlare. vai al racconto n° 3_____________________________________________________________vai alla mappa
Ancora non capisco che cosa sia successo, il viaggio è stato lento, e ora oscillo col vento. Giocavo coi fratelli ai quattro cantoni, io stavo nel mezzo e loro nei tre rioni. Il gioco consisteva nell’occuparne uno, ma io che sono lento perdevo e restavo al centro. Poi venne quella cosa, quella strana cera rosa, che ci cosparse tutti, lo fa la buccia coi suoi frutti. Sembrava appesa al sole, come la lenza all’amo, e noi che saltavamo: “Ancora!”, strillavamo. Presto divenne una gara: chi ne era più cosparso diveniva il re del parco. Io disorientato guardavo tutti quanti: mentre quelli correvano indietro e in avanti, io fermo diventavo un deposito adeguato. Come la neve che quando viene, si accumula su quello che di fermo la sostiene. E quando i miei fratelli si voltarono a guardare dovettero riconoscere e cedermi l’altare. Furon così irradiati dalla situazione, che col tempo divennero pali dell’illuminazione. Ed io nel mezzo, fiero, coperto dal mantello, buttai gemme dalle mani e crebbi albero forte e bello.
Ora se segui il cerchio, lungo il sentiero ombroso, incontrerai gli amanti: mai vi fu mutamento meno generoso vai al racconto n°4______________________________________________________vai alla mappa
Noi prossimi fedifraghi in un gesto di tensione, stavamo per scambiarci il primo bacio d’amore. Quand’ecco ci sorprese, dall’altro del suo giudicare, il senso di colpevolezza con cui i calcoli dovevamo fare. Vicine le giunture, i colli, le mascelle, vicine le narici, le barbe, sì anche quelle. Io china, tutta gonfia di voglia vaginale, riverso su me lui, in un arco maniacale. Nel sudore delle cosce egli mi desiderava, ma l’impaccio del suo corpo lo beffeggiava: secco come un fuso sul mio grasso di cemento, faticava poveretto e gli sfuggiva il momento. E io che sempre mi toccava di pigliar l’iniziativa, questa volta mi dicevo: “calma Giulia, poi lui arriva”. Ma purtroppo anche sta volta, ed è l’ultima ch’io ho còlta, dal destino fui beffata e anche sì disarcionata: proprio quando lui riusciva, e in un gesto mi traeva, fummo lì immobilizzati e dall’onda trasformati. Io a ricever senza dare divenni col tempo spazzatura industriale, lui invece, su me riverso, divenne tronco impalato e mesto. Insomma si può oggi declamare con orrore, che mai vi fu storia di maggior dolore, che quella di Giulietta e del suo amore.
Il viaggio, il cerchio, il ciclo, vanno a terminare, ma non prima dell’ultimo dichiarato finale. Proseguendo in avanti per questo sentiero, resti in memoria la storia di quel piccolo solitario guerriero. vai al racconto n°5__________________________________________________________vai alla mappa
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