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Il
19 giugno abbiamo aderito ad una giornata di arti pubbliche, promossa
dal collettivo Sintetico di Venezia, in cui lo scopo era trovare modalità
altre rispetto al quotidiano, per stabilire una relazione di fiducia col
pubblico-passante.
Ci siamo proposte di sviluppare ulteriormente l’Azione del trasporto
pubblico, partendo dall’esperienza della giornata mondiale sul clima,
durante la quale davamo passaggi ai passanti su un biciclo biologicamente
modificato.
Questa volta però si trattava di agire a Venezia, e dunque ci adoperammo
per evolvere il mezzo di trasporto in modo da affrontare il sali scendi
dei ponti: ottenemmo così una portantina a quattro braccia, realizzata
dalla sintesi tra un sacco deposita macerie e quattro pali in metallo
nero, il tutto ricoperto di gommapiuma e stoffe policrome.
L’intento era quello di offrire passaggi ai passanti, portandoli
alle destinazioni che gli stessi ci avrebbero indicato. Ci accorgemmo
però che il tempo del tragitto ci sarebbe potuto essere utile per
sviluppare col passeggero un dibatto intorno ad un tema a nostra scelta.
Ci consultammo con il gruppo di Sintetico, e venimmo indirizzate verso
il tema dell’Amore, partendo dalla visione di un documentario girato
da Pasolini negli anni Sessanta sulla questione sessuale in Italia. Noleggiammo
il film, lo guardammo e riguardammo, ne sbobinammo i contenuti riformulando
le domande che ci parevano più significative, preparammo lo scheletro
della nostra inchiesta e facemmo alcune copie del documentario, con l’intento
di consegnarne una ad ogni passeggero, a fine tragitto.
Partimmo alla volta di Venezia frammentando il gruppo in due turni di
viaggio separati.
Il 19 giugno, alle 18.00, convergemmo tutti quanti in Campo Santa Margherita,
che venne scelto come centro di partenza della diverse attività.
Sulla scaletta eravamo le prime a cominciare.
Alcuni ragazzi di Sintetico si resero disponibili per aiutarci nel sollevamento
della portantina, a turno lo fecero praticamente tutti!
Iniziammo la nostra Azione ma durante il trasporto dei primi passeggeri
qualcosa deviò dalle nostre previsioni e ci mise in crisi. Cercammo
di intervenire cambiandoci di ruolo nello svolgimento dell’attività,
e soltanto una volta rientrate a Milano ci interrogammo su cosa fosse
successo.
La nostra disorganizzazione; il nostro rifiuto di agire all’interno
di una gabbia ritmica stabilita affinché le diverse attività
si svolgessero in maniera consequenziale e continuativa; la nostra paura
ad affrontare un tema come quello della sessualità, in particolare
omosessuale, che ci riguarda da vicino: tutti questi fattori hanno contribuito
a generare in noi uno stato di crisi, nel quale ci siamo scordate che
cosa stavamo facendo e perchè, e, soprattutto, quali fossero le
nostre priorità.
Questa Azione ci è servita quindi per ricominciare ad interrogarci
su che cosa davvero vogliamo dire, su quali siano le nostre urgenze e
di conseguenza su come agire per smascherarle.
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